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Il sito
Archeologico di Biddaepedra
In Sardegna, nell’alta
Marmilla, esiste e persevera da millenni un sito straordinario conosciuto ai
nostri giorni col nome di BiddaePedra ovvero
Una Altopiano
basaltico modestamente accennato, ma dominante nell’estensione del territorio.
Si eleva al di sopra del mare tra i 180/235 metri. Il tratto dunque
prevalentemente pianeggiante si estende per più di 800metri, presentendo vasti
terrazzamenti di roccia Basaltica. Tutto il versante a Ovest a meno di
Lo stesso fiume ormai
prosciugato, conserva a memoria delle epoche passate, una sponda a parete
rocciosa erosa, da quello che doveva essere anticamente un fiume copioso e
ricco. Tanto quanto, lungo la costa esistono muri a secco in certi tratti alti
anche quattro metri, quasi ad arginare e demarcare il torrente che per gli
antichi Sardi era la vita stessa. Lo
stesso fiume formando diverse anse intorno all’altopiano basaltico abbraccia
l’intero sito per più della meta della sua circonferenza. Le anse si
presenterebbero come una sorta di piccolo porticciolo tranquillo per facilitare
l’ immettersi direttamente al fiume e luogo dove si svolgevano le diverse mansioni
e il lavoro quotidiano.
Sulle tracce dei
nostri avi non è limitato e troppo fantasioso affermare che essi furono, Abili
navigatori di acqua dolce ma soprattutto dei nostri mari, Possenti guerrieri, ingegnosi
costruttori ed esperti metallurgici, di
conseguenza un popolo progredito e di forte religiosità. Non è un trionfalismo enfatizzare tutte queste
virtù dei nostri avi, ma una giusta restituzione e ricavato posto a quella
civiltà che in queste terra e nel Mediterraneo in un periodo cronologico ben
definito, incise inesorabilmente la loro fama. Creando in Sardegna uno dei centri
più evoluti e Urbanizzato del Mediterraneo.
I Sardi antichi così
come altre civiltà, predisponevano il comune senso di concepire l’esistenza
almeno in tre o quattro Stadi determinanti.
La realtà della vita
terrena ; dove gli uomini e le donne conducevano la loro vita quotidiana liberi
di spaziare nella stessa terra assoggettando gli elementi della medesima natura
per ricavarne il giusto posto in cui vivere. Le rocce, la terra, gli alberi, i
corsi d’acqua, gli animali, tutti fattori fondamentali per l’esistenza stessa.
In questo livello intermedio Innalzavano dalla Piano della terra, sostenuti
dagli elementi , Rocce lavorate,conosciute come Perdas fittas, o Perdas longas
o anche Perdas Ammarmudaras ; visualizzati nel quadro cronologico di questa
civiltà, da primi antichissimi Protoantropomorfi agli Antropomorfi sino ad
arrivare alle Statue Menhir conosciute anche come Menhir a Stele.
Le ultime, nella
parte frontale personificavano rilievi schematici anatomici nell’apicale volto
a T in un unico blocco Naso/sopraciglia senza occhi e bocca, e dalla
virilizzante arma a doppio pugnale orizzontale in vita con due lame triangolari,
e infine dall’emblematico pittogramma pettorale del cosiddetto Capovolto a
tridente o a candelabro, nel rovesciato mondo dell’aldilà presente anche nelle
pareti interne delle Domus de Janas.
Edificavano i magistrali
Templi, i misteriosi Nuraghes per via della sua non ufficialmente riconosciuta
identità circa la loro funzionalità. ( Abitativa, Di Difesa, Templi di Culto e
di Religiosità, Templi Astronomici, Nuraghi Comunicatori….non sia mai detto che
Esso fù comunque un poco di tutto). La loro e stata un’ evoluzione
architettonica che eccelleva progressivamente nei secoli ( Ma subì in un
secondo periodo anche un degenerazione architettonica non costruivano più ma si
limitavano a dei rifacimenti ) conosciuti ai nostri giorni come i Nuraghi a
Corridoio o Protonuraghe,a quei Nuraghe a Tholos o a Ogiva fino ad arrivare a
quelle Torri nuragiche collegate da bastioni, detti anche Complessi.
Intagliavano
direttamente sulla roccia carsica Segni , Coppelle, Figure di vario genere, per
diversi impieghi . Di questo ne parleremo ampiamente sulla frazione
dell’itinerario di Biddae Pedra a lui
dedicato.
Lo Stadio interrato ;
era quello destinato agli esseri viventi che lasciavano la vita. I morti seppelliti
in questo livello inferiore tornano dentro la terra custoditi dal suolo o dalla
roccia stessa. L’arte funeraria dei sardi antichi si arricchisce di una altra
dimensione, colma di segni e simbolismi presenti nelle Tombe dei Giganti e
nelle Domus de Janas. Le due Divinità (Simboli
di Vita ) Dio Padre ( il Dio Toro ) e
Lo stadio ultraterreno
ovvero lo spazio celeste ; la dove dimorano i Dei, le forze della natura e
quelle soprannaturali. I Sardi Antichi avevano sicuramente una vigile e attenta
valutazione sull’osservazione della volta celeste. Il giorno, la notte, il
susseguirsi delle stagioni, e il decorrere del tempo negli anni. L’Arco
temporale determinato doveva essere Calcolato
e misurato attraverso i mezzi di allora affinché lo stesso “Tempo” fosse in loro potere.
Il Sole,
Il quarto Stadio
condiscendeva nel manifestare e “Spettacolarizzare”
Itinerario di Biddaepedra.
Il Nuraghe
Il nuraghe si
presenta semisepolto aggredito dalla vegetazione. Il lato a Sud-SudOvest è
dominato da un crollo che mette alla luce due camere a Tholos o a Ogiva. Fra le
due torri si presenta una nicchia mal ridotta, ma possibilmente si tratta solo
di un crollo del fascio murario interno.
Sulla difficile
lettura del complesso Nuragico si accenna molto probabilmente anche una sorta
di scala elicoidale che arriva ai piani superiori. Di fatto la parte visibile
di questa struttura è il piano superiore delle torri. Il nuraghe e costruito
interamente con conci semilavorati o parzialmente sbozzati di Basalto e
Trachite. I fasci Murari esibiscono l’impiego di molte zeppe nella stabilità di
sovrapposizione dei massi . La struttura sembrerebbe comunque realizzata in un
unico progetto. E’ possibile che la stessa scala partisse da un piccolo cortile
interno.
In ogni caso le volte
delle camere interne delle due torri offrono un lodato atto di costruzione per
la loro suggestionale conformazione. La torre Minore ha una singolare messa in
opera, la base all’ingresso dell’architrave si presenta retto per poi dar forma
alla camera semicircolare. In altezza
poi si riconnette all’esemplare atto costruttivo della falsa volta,molto
probabilmente questo gesto di struttura era vincolato alla stessa scala di
collegamento sopraccitata.
Naturalmente solo un
scavo archeologico ben organizzato potrebbe restituire la sua vera uniformità .
Il Nuraghe di
Biddaepedra è distinto da una peculiarità che ha pochi confronti sull’intera Isola
. In un fascio murario è stato inglobato un statua Menhir o Menhir a Stele, da
cui si nota la virilizzante arma a doppio pugnale orizzontale con due lame
triangolari. Poco distante si trova anche un altro frammento di masso di un altro
Menhir a Stele, contrassegnato da una parte del pittogramma pettorale
cosiddetto Capovolto a tridente o Candelabro. Molto probabilmente anche questo frantume
era incluso nella parte muraria del nuraghe soggetto al crollo. Ma la cosa
stupefacente è che esiste un altro Menhir a stele Intatto inglobato nel
parametro interno della camera della torre principale. Il Menhir e posizionato
nel filare sopra l’architrave a Sinistra. La parte con le incisioni e rivolta
verso l’alto dunque essa e occultata dagli stessi massi in sovrapposizione , ma
con una buana pila e attenta osservazione si possono notare le incisione e la
lavorazione apportate dagli antichi scalpellini Sardi. Sono presenti anche
altri frammenti di menhir con i classici
simboli, parzialmente sepolti nell’area di Biddaepedra
Questa caratteristica valorizza il prodursi di
molte ipotesi e argomentazioni a riguardo della civiltà Nuragica. La realtà
oggettiva indiscutibile e certa a credito di tale prova e dalla memoria
dell’uomo è che queste vallate sacre comparivano numerosi Menhir purtroppo oggi
trafugati.
Ingresso al Tempio
Lasciato il nuraghe
si procede verso Nord-Ovest procedendo in leggera salita, nel bordo della
sponda del fiume. In questa breve passeggiata attraverso i campi, si possono trovare
schegge di Ossidiana e disseminate qua e là si possono rinvenire delle tombe
Romane profanate. Difatti sparse nel terreno nei pressi dei Nuraghi, si trovano
molti cocci di Embrici funerari,questa ultima considerazione valorizzerebbe
ancor più l’ipotesi che gli stessi romani rispettassero le zone sacre degli
antichi Sardi tanto da esercitare le loro sepolture.
A un certo punto in
questo Altopiano si crea uno sbarramento longitudinale scorgendo a vista un
terrazzamento di roccia viva basaltica come se ricoprisse a mantello il terreno
stesso. In questa fascia orizzontale, tra lo stacco del terreno e quello della
roccia viva, si possono osservare sulla destra una figura circolare intagliata
direttamente sulla roccia ipotizzandola come un sorta di piedistallo per
l’alloggio di un possibile Menhir. Mentre sulla destra si può visionare un
intaglio che assomiglierebbe proprio ad una specie di “Tribunetta “
Dirigendosi verso il
tempio camminando su questo manto roccioso si cominciano a intravedere
Scanalature, Coppelle, e in particolare
una vaschetta quadrangolare con le misure di : mt 1.50 per
Il Tempio
Nella posizione più
elevata dell’altopiano basaltico si erge una struttura circolare registrando un
diametro tra le pareti esterne intorno ai dieci metri Il complesso si presenta sepolto dalla terra
dove da padrone, cespugli e alberi della macchia mediterranea nascondo la sua identità.
Sulle carte tale sito e registrato come ad un nuraghe Monotorre. Noi, per una
semplice comodità l’abbiamo battezzato come il Tempio. Ma non escludiamo
l’ipotesi trascinante che questa
costruzione sia più paragonabile ad una meglio conosciuta “Capanna delle
Riunioni” luogo emblematico dove gli antichi Sardi si radunavano per esercitare
i loro culti e gestire il governo del popolo.
A Est e a Ovest del
Tempio resistono dei Fasci murari esterni che si dispongono sui tre quattro
filari con massi di basalto e trachite di media pezzatura parzialmente
lavorati.
Una caratteristica di
questa sito è che nel lato a Ovest inglobato nel Fascio murario si scorge un
unico masso di Granito messo in buona evidenza tra il basalto e la trachite. La
cosa non solleverebbe nessuna commento, se non fosse per il fatto, che in
questa zona non esiste il granito e per trovare lo stesso, bisogna allontanarsi
dalla zona per almeno un ventina di chilometri. Questa ultima conclusione ci
riconduce a formulare l’ipotesi dell’importanza che abbia avuto il fiume che costeggia
l’intero sito di Biddaepedra. A giudicare la sua estensione ma soprattutto per
la sua costituzione sembrerebbe possibile che esso un tempo sia stato
navigabile, rivelandosi come un vero mezzo di collegamento per il commercio ma
soprattutto per il trasporto di ossidiana legname e possibilmente anche pietre.
Vicino al
“Tempio”esiste un Menhir in Basalto molto particolare si prospetta in tutte la
sua parte con molti trafori anche comunicanti. Che sia stata la mano dell’uomo
a produrli,non sembrerebbe avere dubbi ; circa la sua funzionalità invece e
molto difficile dare una interpretazione.
La volta celeste intagliata nella roccia.
Apriamo questo
capitolo coadiuvati da una sana e immensa fantasia per accreditare a questa
enigmatica frazione del sito di BiddaePedra una fra le tante possibili letture.
Il buonsenso e la
razionalità ci induce quindi, a valutare ed accettare senza remore tutte le
possibili ipotesi,anche perché questo settore trasmette sicuramente un alone di
mistero. Ma soprattutto, nel primo impatto non legittimano e non concedono una
valutazione certa, circa la sua vera funzionalità nel comune senso della vita
quotidiana.
Noi abbiamo scelto
quello Fantastico. La riproduzione sulla roccia del cielo stellato degli
antichi “picaperderis” Sardi. Il motivo è quello più semplice, vale a dire che
se i nostri avi fin dai tempi remoti, adoravano il Sole e
Superato il Tempio
oltre cinquanta metri, risalendo sempre a Nord Ovest si sopraggiunge ad un
altro terrazzamento di roccia Basaltica,che per la sua natura si dispone in
leggera inclinazione da Est verso Ovest,occupando un area di oltre cento metri
quadri.
A un lato appare di
nuovo una sorta di “piedistallo” paragonabile alla stessa dell’ingresso al
tempio solo che questa ultima si presenta in forma quadrata.
Ed è proprio in
questa porzione, che si arricchisce di
innumerevoli incisioni direttamente sulla roccia con una varietà di Coppelle a
forma rotonda che variano di diametro dai
A causa
dell’estensione e conformazione del sito, è stato necessario per avere una più
ragionevole veduta d’insieme di tutte queste forme e disegni, effettuare i
rilevamenti annesso anche all’orientamento geografico. In questo caso sono
state prese in considerazione tutte le incisioni ben marcate e distinguibili. Il risultato finale del grafico restituisce la
percezione di un lavoro evidente, con uno scopo ben preciso.
Al momento si può
solo immaginare accompagnati ancora una volta da una immensa fantasia a
distinguere per analogia, dal disegno del grafico, alcune costellazioni.
Quelle delle
Scanalature a formare quella del Dragone. Sottostante ad esso unendo idealmente
le coppelle si svilupperebbero la costellazione dell’Orsa Minore e quella
dell’Orsa Maggiore Mentre l’incavatura a forma di triangolo ricorderebbe la
costellazione Cepheus .
Questa spazio intriso
di Segni e Figure apparentemente statiche, immobili, vengono movimentate, quando entra in scena l’elemento
acqua, il mezzo conduttore e di comunicazione. Come il caso di una coppella
superiore che se riempita fino all’orlo comincia a travasare alternativamente
altre coppelle in un percorso predefinito. E le stesse scanalature nella loro
estensione in certi punti comunicano fra di loro con scanalature meno
accentuate, questo e altri scenari completa una sorta di spettacolo.
E molto affascinante
osservare questo situazione all’albeggiare e al tramonto quando la pioggia
satura tutte i disegni restituendo un riflesso particolare del cielo.
Il Frantoio dell’età Calcolitico………..
Nella parte
occidentale del sito in prossimità della seconda ansa del fiume siamo di fronte
ad uno dei più antichi Frantoi del Mediterraneo. Si presume fosse un insediamento
del Bronzo Antico e Medio,nato verso la fine del periodo Calcolitico. Un
rarissimo punto focale organizzato per la produzione dell’olio d’oliva. Ma non
si esclude che in questo sito si esercitasse anche la lavorazione e la
produzione del vino,Tinture per tessili,trattamento delle pelli, Rame e
ceramiche.
Conosciamo attraverso
la letteratura antica, che nell’antichità con l’olio d’oliva si creavano
medicinali e profumi,era un sorta di combustibile per alimentare le lampade, impiegato
come ungente sacro nella adorazione degli Dei. Il suo utilizzo si espandeva poi
sul tessile soprattutto per l’intero processo di lavorazione della lana. Anche
Omero testimoniava l’uso dell’olio d’oliva nella fase di Filatura nella Reggia
di Alcinoo. Difatti l’olio d’oliva aveva il potere di celare l’odore caprino
della lana stessa.
E forse era anche
conosciuto (raccogliendo
Questo dimostrerebbe
che gli antichi Sardi avevano sorprendenti conoscenze tecnologiche.
La scoperta di
diversi Frantoi del periodo Calcolitico intagliato direttamente nella roccia
Basaltica dell’Altopiano di Biddaepedra, esalta eccezionalmente, l’ impianto di
produzione descritto e citato anche dal Plinio il Vecchio ritenendolo il più
antico.
Il primo frantoio è
costituito da una prima vasca praticamente rettangolare con gli angoli
sapientemente arrotondati profonda intorno ai
Poco distante esiste
un secondo frantoio più o meno uguale a questo descritto. Si diversifica per
misure più ridotte e per la seconda vasca di contenimento che si presenta
sferoidale con le misure di 70/50 cm profonda 20 mentre la prima vasca quella
di schiacciamento registra le misure di 1.50/90 cm profonda 14. Oltre a queste
esistono sparse nel territorio altre vasche di diversa forma per diversi
utilizzi.
Questo zona è stata
anche utilizzata come cava per l’estrazione della roccia. Difatti lungo il
perimetro del terrazzamento basaltico che si congiunge alla terra morbida, sono
scarnite mostrando forme di ogni genere. Di cui una in particolare con l’incompiuta
estrazione di un masso quadrangolare. Ma molto altro ancora si potrebbe scoprire
con degli accurati scavi archeologici.
Resta di fatto che
questo sito,valorizzerebbe ancor più l’ipotesi che sia stato perennemente frequentato fin dai
tempi remoti.
Di quella antica
Civiltà Sarda che attraverso gli Intagli direttamente sulla roccia e il
costruire con lo stesso elemento, fissarono indelebilmente in questa Isola, in
modo capillare la loro integrità di popolo Fiero ed Evoluto.
IL
TEAM