
Sulla sinistra
della strada statale Quartu-Villasimius, nella omonima
località
campestre, sorge la bianca chiesetta di S. Andrea, circondata

da un ampio
sagrato costellato di mimose selvatiche e pini secolari
Officiata dai
frati minori francescani che reggono la parrocchia di
S. Maria degli
Angeli della vicina località di flumini (frazione di Quartu),
in essa si dice
messa il sabato sera e la domenica.
Umile e
silenziosa (e bisognosa di urgente restauro), vive il suo momento
di «gloria» in
occasione delle sagre annuali in onore del Santo
titolare e di S.
Giovanni, che vi cercò rifugio quando andò distrutta la
sua chiesetta,
situata poco lontano'".
Come molte altre
chiese campestri, non ha particolare valore artistico
ma è ricca di
storia e di sentite tradizioni. L'edificio è costituito
da una sola,
spaziosa aula rettangolare orientata a nord-est, dove la zona
presbiteriale è
sottolineata semplicemente dalla sopraelevazione del
piano di
calpestio. Ne permettono l'illuminazione la grande bifora di
fattura moderna
aperta nel retroprospetto ed il rosoncino tardo-gotico-catalano
che decora la
facciata, sovrastando la porta d'ingresso.
La copertura, di
incannucciato su capriate di ginepro, grava, tramite
mensole lignee
variamente intagliate, su dieci pilastri perimetrali
(cinque per
parte). Questi ultimi si allargano in alto con due successive
modanature a
quarto di cerchio e consentono così di ridurre la luce
delle capriate
togliendo, allo stesso tempo, il minimo spazio alla navata
(. Lo stesso
concetto costruttivo caratterizza l'architettura
della porta
principale: di forma rettangolare, essa presenta, negli angoli
superiori, due
mensole a quarto di cerchio che diminuiscono l'ampiezza
del sovrastante
architrave; le mensole sono simili nel gusto a
quelle lignee
del tetto e alle modanature dei pilastri. Questi ultimi non
presentano
alcuna concatenazione coi muri laterali cui aderiscono: essi
IL Rosoncino Tardo Gottico Catalano
e il tetto che
sostengono sono evidentemente successivi ad un primo
impianto della
chiesa, come è confermato dalla lettura stilistica e strutturale
dell'architettura
esterna dell'edificio. In ciascuno dei prospetti
laterali vi sono
infatti tre contrafforti: tra quelli dei prospetto destro
sono stati
ricavati alcuni ambienti che accolgono la sacrestia ed i festeggiamenti
annuali; gli
altri del lato sinistro sono, invece, completa
mente liberi. Di
essi, soltanto la seconda coppia coincide con i
pilastri interni
che, sostenendo da soli il peso del tetto, vanificano l'esistenza
dei primi; i
contrafforti nacquero dunque in funzione di una
precedente
copertura, che lo stile dell'edificio fa presumere sempre a
capriate ma su
archi ogivali a diaframma.
Come si è già
detto a proposito della Nostra Signora del Buon
Cammino, il loro
uso venne introdotto dagli aragonesi nel 1324-26 e
continuò ad
essere adottato negli edifici sardo-catalani costruiti nei
due secoli
successivi per controbilanciare la spinta trasversale delle
belle volte a
crociera costolonata e gemmata.
I contrafforti
di S. Andrea, concatenati ai muri laterali, sono costruiti
con pietre
appena sbozzate e legate con malta e sono rinforzati
agli spigoli da
robusti conci; la stessa apparecchiatura muraria presentano
i muri
perimetrali, compresa la facciata, ai quali sono perciò contemporanei.
Il prospetto
principale è ugualmente concepito secondo schemi
propri al
gotico-catalano-sardo: lo conclude un terminale piatto percorso
Il Campanile a vela
da una cornice
modanata e coronato da merli dentati , il terminale
di S. Andrea
gira ad angolo retto e corona per un breve tratto i muri
laterali,
interrompendosi quindi in modo incoerente. È perciò molto
probabile che
continuasse per tutto il resto dei due fianchi e sia crollato o sia stato
demolito quando
si rifece il tetto della chiesa.
Al lato sinistro
del prospetto principale si addossa un quarto contrafforte
ortogonale
all'edifìcio e risolventesi, in alto, in una voluta a
duplice
inflessione (prima concava e poi convessa): esso non è concatenato
ai muri cui
aderisce ed è realizzato con una tecnica muraria diversa
dal resto
dell'edificio. Tracce rimaste nello spigolo destro del prospetto
principale
rivelano l'originaria presenza di un contrafforte compagno,
demolito
certamente quando si costruì uno degli ambienti di
cui si è già
fatto cenno. L'uso di comprendere la facciata tra due contrafforti
obliqui od
ortogonali all'edificio
originariamente
adottato, nel gotico-catalano, per sostenere la spinta
trasversale
della volta a crociera della prima campata della navata
divenne, poi,
una moda, un particolare decorativo realizzato anche
quando, in
presenza di coperture lignee su archi a diaframma, non era
necessario dal
punto di vista statico.
Il contrafforte
del S. Andrea rappresenta un'estrema propaggine di
quel gusto,
poiché il suo terminale curvilineo rivela sentimenti estranei
allo spirito
gotico ed impensabili, nella nostra architettura, prima
degli ultimi
decenni del '500. In quegli anni incominciarono, infatti, a
circolare i
disegni della chiesa romana del Gesù(realizzata dal Vignola
nel 1573), dove
compaiono, inquadrando il secondo ordine, due
volute di cui la
linea ondulata della struttura quartese potrebbe essere
una derivazione,
se pur atrofizzata e molto ingenua. Ancor più probabile
mi sembra, però,
che le popolaresche maestranze quartesi abbiano
guardato al
terminale a doppia inflessione delle chiese di S. Restituta e
S. Chiara,
costruite a Cagliari nei primi decenni del '600.
La predilezione
per la linea curva accomuna il contrafforte ai pilastri
interni ed alla
porta principale. Queste strutture sono dunque evidentemente secentesche e,
per i motivi
strutturali e stilistici riferiti, successive al resto dell'edificio,
eretto,
verosimilmente, nel secolo XV: non doveva essere infatti
difficile per i
bravi maestri muratori quartesi riprodurre, se pur approssimativamente,

Particolare dei merli dentati
Ingresso Laterale
modi stilistici
ammirati nella non lontana chiesa villanoviana
di S. Giacomo e,
con tutta probabilità, nella loro parrocchiale di S. Elena.
La facciata del
S. Andrea è preceduta da un rudimentale loggiatino,
chiuso, a
destra, da una delle stanze addossate al prospetto e, a sinistra,
da un muretto in
ladiri. La copertura di questa sorta di protiro
popolaresco, in
incannucciato su travi di ginepro, è impostata frontalmente
su tronchi dello
stesso legno, secondo modi riscontrabili in molti
loggiati e
«muristenis» costruiti tra la seconda metà del XVI secolo e
la prima metà del XVII
presso le nostre chiese campestri. Un'altra
piccola loggia è stata
ricavata tra i due contrafforti che comprendono
l’ingresso secondario,
aperto nel lato destro della chiesa il suo tetto
grava oltre che sui
contrafforti, su di una colonna costituita da
Sementi di spoglio
tardo-antichi sovrapposti (due basi e due frammenti
di colonna) simili al
frammento di colonna inserito nella murala
del contrafforte destro e ad
un altro presente alla base di uno dei pilastri
interni (l’ultimo a destra).
È perciò probabile che i due contrafforti,
più profondi di un metro
rispetto agli altri, siano stati ampliati per accogliere
il loggiatino ai primi
decenni del '600, cioè contemporaneamente
ai restauri
dell'edificio.
La chiesa custodisce altri
elementi architettonici tardo-romanici
tré frammenti di colonna ed
una base cui è stato sovrapposto un capitello
corinzio usato come
acquasantiera
da un edificio preesistente
nello stesso sito o situato nelle immedate
vicinanze. Vorrei ricordare,
a questo proposito, resistenza dei ruderi d
una villa romana situata
nella vicina spiaggia, a circa 1 km di distanza.

Particolare costruttivo pilastrino in legno del loggiato ingresso
S.andrea ha dunque una
storia lunga... e tormentata facile da
raggiungere perché vicina al
mare, era spesso meta di pirati barbareschi
soprattutto a partire dalla
seconda metà de XVI secolo da quando
cioè le sagre campestri ebbero
particolare sviluppo. Il 23 giugno del
1621 per questo motivo, un'ordinanza del viceré,
conte Alfonso
D'Éril vietò che i pellegrinaggi alle feste di S.
Andrea, S Barbara, S.
Maria Maddalena, S. Elia, S.
Bartolomeo e simili luoghi di culto vicini
al rnare avvenissero di
notte «poiché correva voce che alcuni cristiani
rinnegati con altri turchi
avevano concertato uno sbarco in dette feste
l’ordinanza non fu però
rispettata se, nel 1626 fu seguita da un’altra
con la quale il viceré
permetteva all'eremita di S. Andrea certo Gio Maria Sirigu,
di nominare gli obrieri del
Santo e di affidare loro incarico
di far questue per il
restauro della chiesa, evidentemente piuttosto
mal ridotta.Sono, io credo, successive a tale
data le parti considerate
aggiunte nel seicento
quando, nel 1647 s’incominciarono a compilare nella parrocchia
di S Elena i registri della
Causa Pia, i lavori di restauro del S,Andrea
erano ancora in atto e
continuarono ininterrotti sino al 1651.
Nel 1793 la
chiesetta divenne campo di battaglia tra i miliziani sardi
e i soldati
francesi sbarcati al Margine Rosso per muovere alla conquista
di Cagliari. P.
Marini scrive a questo proposito: «Lo sbarco avvenne
il 14 febbraio
del 1793... I francesi si accamparono presso la torre
di Montorio e la
chiesetta di S. Andrea. Non mancarono in
quest'occasione
ardite azioni di miliziani e fra le altre quella di Antonio
Dessi di
Serramanna, il quale, volendo opporsi ai francesi nella
cappella di S.
Andrea, restò ferito e, fatto prigioniero, ucciso».
note bibliografiche: Quartu S. Elena Arte religiosa dal medioevo al Novecento
di Ida Farci

Lapide sulla parete della chiesa a testimonianza di un momento storico
La navata e la volta in legno